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Lavori di manutenzione, riparazione, sostituzione? Ecco quelli liberi secondo il Decreto Infrastrutture 2 marzo 2018

Complice il bel tempo, abbiamo iniziato a lavorare nei nostri giardini e a realizzare quei piccoli lavori di manutenzione di cui le nostre case hanno continuo bisogno.

Ecco che arriva in nostro soccorso il decreto Infrastrutture del 2 marzo 2018 che elenca le prime 58 attività di ordinaria manutenzione che possono essere realizzate liberamente, senza richiedere permessi comunali. Infatti, dalla scorsa settimana sono di libera realizzazione tanti interventi interni ed esterni alle nostre abitazioni. Ve ne riportiamo solo i principali. Per l’elenco completo cliccate Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 2018.

Il decreto ha recepito il «glossario unico» del 2016 che raccoglieva un primo elenco di opere che non richiedono un titolo abilitativo. Ora l’elenco si amplia notevolmente e comincia a mettere ordine nella giungla dei regolamenti comunali e regionali che prevedono, anche per le tipologie di lavori più semplici e senza alcun impatto ambientale o urbanistico, dei titoli abilitativi.

Non era infrequente, per esempio, che per il rifacimento del bagno (impianti, sanitari e piastrelle, senza spostamenti di pareti o porte) alcuni Comuni richiedessero il Cil, con una sanzione di 1000 euro in caso di mancata presentazione, o addirittura una Dia.

Niente più richieste di permessi per l’installazione, riparazione, sostituzione o rinnovamento di cancellate e opere anti intrusione; riparazione e sostituzione di controsoffitti (anche installazione se non strutturale); riparazione, integrazione, efficientamento, rinnovamento e/o messa a norma degli impianti elettrico, del gas, igienico e idrico-sanitario (per quest’ultimo anche in caso di sostituzione dei sanitari, di fatto il rifacimento del bagno); installazione, riparazione, sostituzione, rinnovamento e messa a norma di servoscale e ascensori (per questi, purché non si incida sulla struttura portante); pavimentazione di aree pertinenziali comprese vasche di raccolta delle acque e locali tombati; creazione di barbecue, gazebo, pergolati (non stabilmente infissi), ripostigli per gli attrezzi, elementi divisori verticale non in muratura; nonché per l’installazione di pompe di calore aria-aria.

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Terzo Home Staging Attack

Il terzo attack invece si è rivelato una vera sferzata di novità. Scegliere di intervenire sulla categoria immobiliare che negli ultimi 10 anni ha subito la peggior crisi rispetto a tutte le altre tipologie di immobili residenziali, è stato un vero salto nel buio! Sarà a causa dell’aumento delle tassazioni d’acquisto o per la diffusa paura di vivere in zone isolate e poco protette, le ville e casali sono da anni in profondo stallo: la famosa seconda casa non è più un sogno ma un debito del quale liberarsi.

Ed è così che ci siamo trovati di  fronte alla villa di Montefiascone che, oltre ad essere non completamente allineata alle stime di mercato, si presentava poco attraente negli spazi interni, ma con l’home staging è stato possibile mettere in evidenza i suoi enormi punti di forza: il giardino molto curato, la magnifica vista verso il Lago di Bolsena e degli spazi interni ampi e funzionali.

Se si osservano i numeri, l’intervento di home staging ha consentito di aumentare il numero delle visite di clienti interessati all’acquisto. Nei sette mesi dall’intervento, l’immobile ha ottenuto un incremento di visite del 300%. Dal nostro punto di vista si tratta di un vero successo. Finalmente la proprietà è stata venduta con meno del 7% di sconto!

Altri dettagli qui!

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L’Attestato di Prestazione Energetica (APE): a cosa serve e come incide nelle compravendite?

L’APE (Attestato di Prestazione Energetica) è un documento che definisce le caratteristiche energetiche di un immobile ed è obbligatorio fin dalla pubblicità di un immobile (sia esso in vendita che in affitto). Il principale scopo dell’APE è di informare sul consumo energetico e chiarire il reale valore degli edifici ad alto risparmio energetico.

 

APE: il punto di vista degli agenti immobiliari.

Benchè la maggior parte degli agenti immobiliari viva la recente obbligatorietà dell’APE come l’ennesima bega da dover sbrigare, quasi la metà degli agenti immobiliari Fiaip ritiene che debba essere trasformato in uno strumento dinamico in grado di attrarre l’acquirente e l’affittuario. Infatti conoscere quali saranno i reali consumi energetici dell’immobile in cui si andrà a vivere, è purtroppo un’attenzione ancora scarsamente diffusa.

Gli agenti immobiliari hanno riscontrato una timida attenzione degli acquirenti alla classe energetica di appartenenza principalmente a causa delle limitate disponibilità di spesa e per una bassa consapevolezza ambientale.

 

L’APE: i dati del mercato immobiliare

L’efficienza energetica degli immobili non spinge (ancora) il mercato, non è ancora un elemento decisivo nelle scelte degli italiani.

Le percentuali delle classi energetiche delle proprietà compravendute nel 2017:

Classe G: 56%;

Classi E ed F: il 24%;

Classi C e D: 13%;

Classi A e B: solo il 7%.

 

Bisogna aggiungere, per avere un quadro più completo, che nel 2017 le vendite di immobili di pregio rientranti nelle tre classi energetiche più efficienti sono salite dell’8% rispetto all’anno precedente. La maggior parte degli immobili compravenduti in classe energetica A+, A e B si trova nei centri storici mentre nelle zone periferiche questa percentuale diminuisce.

Cosa ci dicono questi dati? Sembrerebbe emergere che l’efficienza energetica sia un elemento che incide nel caso di immobili di maggior valore economico mentre non arriva ancora a ‘fare la differenza’ su case di minor costo.

 

Sul ritratto in chiaroscuro del “Fattore E” bisogna aggiungere che purtroppo pesa la presenza di uno stock di immobili di nuova costruzione invenduti: nel 2017 solo il 40% delle abitazioni di nuova costruzione acquistate o cedute è risultato di elevata qualità energetica (A+, A e B) contro il 60% del 2016. Ovvero la maggior parte degli immobili di nuova costruzione non è sufficientemente green!

 

Riguardo invece le ristrutturazioni, solo il 10% degli immobili oggetto di intervento è nelle prime tre classi energetiche, a conferma che gli italiani ancora non sfruttano quella fondamentale finestra di opportunità che la ristrutturazione edilizia offre per interventi di efficientamento energetico profondi.

Su questa situazione, pesa anche la difficoltà di accedere al credito per procedere alle ristrutturazioni energetiche.

 

Il consiglio di Antonio Disi, esperto del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’ENEA, è quello di puntare sulla qualità dell’offerta degli edifici di nuova costruzione e di quelli esistenti così da stimolare l’acquisto di immobili non solo ‘belli e con un’ottima posizione’ ma anche di quelli sicuri, confortevoli e dotati delle migliori tecnologie per ridurre il consumo di energia. Scegliamo immobili belli e sostenibili!