Accendimi

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Leggere Marco Presta è paragonabile ad una corsa campestre quando il medico ti ha prescritto al massimo delle lunghe camminate e, mi raccomando signora, non tutti i giorni. C’è adrenalina, fiato corto e la certezza di pigliare una storta alla prima discesa.

Non vorrei essere fraintesa, Marco è un genio delle figure retoriche, un affamatore di lettori (tant’è che ‘leggo l’ultimo capitolo’ è la promessa che mi sono fatta più frequentemente queste sere prima di addormentarmi sul libro a notte fonda), lo vorrei adottare e tenere nel portafoglio accanto alla tessera della Coop e gli scontrini che riesco a setacciare solo durante le file interminabili alla Posta.

Però cavolo la protagonista è proprio fuori natura. Quella umana intendo. Va bene porgere l’altra guancia ma ad andare avanti così si finisce con un muso più rosso di un San Marzano.

Regina dei Saint Honoré, cintura nera dei Profiteroles e dei pasticcini alla panna, Caterina regala sorrisi, bocconi zuccherini, gentilezza e mette in pratica il vero significato di carità umana, ma per sé sceglie un’esistenza incolore.
Certe volte a leggerla mi veniva il nervoso come quando da giovane (ahhhhh il primo che ride è morto!) mi capitava di vedere un film di Fantozzi. Quella sensazione di imbarazzo che è più un fastidio, il prurito alla mani di noi genitori che si risolve solo con uno scappellotto.

La cucina di casa e il laboratorio della paLa cucina di casa e il laboratorio della pasticceria sono i principali set di questo romanzo. Sono le stanze del rifugio. Una lettura di psicologia applicata all’immobiliare dice che un proprietario, dopo aver mostrato ogni ambiente della propria casa, tende a tornare nella stanza in cui si sente più a suo agio, qualsiasi sia stato il punto di partenza.

Sarà per questo motivo che in Accendimi ogni preoccupazione, i brutti incontri e le pessime notizie, vengono affrontati nei pressi dei fornelli peccato che non sempre il risultato finale ha un aspetto gradevole: un millefoglie sghimbescio, i bignè deformi, così come le Bavaresi asimmetriche, riflettono il subbuglio interiore della pasticcera.

Alla fine un po’ per sfinimento, un po’ grazie ad una voce fuori campo, la vicenda della pasticcera avrà un lieto fine. Ma solo nelle ultime pagine saprai se è cosa di questo o di un altro mondo.

Nel frattempo ti lascio con una visione alla quale, nonostante sia pane quotidiano, non mi abituerò mai:


Il notaio Capece aveva maturato un sereno disgusto nei confronti della professione che svolgeva da quarant’anni. Contratti e transazioni lo avvincevano come osservare una fila di formiche sul muro.

Ascoltare un notaio che legge un atto alle parti è sempre uno spettacolo, ma Capece riusciva a declamare un rogito notarile talmente in fretta da farla sembrare quasi un’impresa sportiva“.

Buona lettura.

Marco Presta è uno dei migliori autori e conduttori radiofonici italiani.

In coppia con Antonello Dose anima da molti anni la mattinata di Radio 2 con “Il ruggito del coniglio“.

Scrive su “Il Messaggero” e su “Il Ruvido“, settimanale satirico che dirige insieme a Roberto Corradi.

Per Einaudi ha pubblicato anche “Un calcio in bocca fa miracoli” (2011), “Il paradosso terrestre” (2012), “Il piantagrane” (2012) e “L’allegria degli angoli” (2004).

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