Avete presente quando vedete un formicaio e poi vi sentite tutte le formiche addosso?
Ebbene, mentre leggevo queste 368 pagine mi sono sorpresa spesso a grattarmi durante le minuziose descrizioni di pulci.
Tutta lieta mi accingevo ad immergermi nella storia di una dimora inglese fra le più belle di Inghilterra e invece mi sono trovata incastrata nelle follie dell’ultima generazione di eredi di una casata vecchia di 800 anni. La decadenza, l’indigenza, le stramberie dei protagonisti sono descritte senza indulgenza ma con tanto humour (inglese, ça va sans dire!) e molta critica sociale. Mentre i protagonisti della storia amano, odiano, si vendicano, fanno soldi con l’alta finanza oppure li perdono tutti, la Dimora della casata Trelawney è invasa dalla muffa, dalla polvere, dal gelo e da crolli continui di intonaco e parti della struttura.
Mi viene sempre da piangere quando vedo in rovina castelli o belle proprietà. E con tanta tenerezza ho immaginato questa “casa di famiglia” che nonostante il tempo e i suoi abitanti, riesce comunque a cavarsela. Il tetto sta crollando, l’edera ha sfondato le finestre e gli impianti sono rimasti quelli di inizio ‘900 quindi l’acqua corrente è un miracolo. “il castello creava la propria musica: le condutture sibilavano e gorgogliavano… le assi del pavimento cigolavano e gemevano…il vento fischiava tra le merlature e le tempeste scuotevano i vetri delle finestre. Non era sorprendente che la famiglia considerasse la casa un essere senziente“.
Casa Trelawney, fa ciò che fanno tutti gli esseri viventi a un certo stadio della propria evoluzione: adattarsi e cambiare per non scomparire. È ovvio che ai tempi di oggi anche i proprietari di magioni così grandi debbano adattarsi, mentre sin dall’inizio della storia i vecchi conti e tutti i discendenti non sono più nemmeno in grado di far funzionare la caldaia e mettere qualcosa in tavola che non sia del macinato di carne comprato al discount.
Questa storia di nobiltà è assai diversa da come sempre me la sono immaginata. Forse condizionata anche dalle news sulle monarchie moderne, sono abituata a pensare a una coesione familiare molto forte, al desiderio di fare di tutto per salvare magione e casato e a un certo snobismo. I poveri Trelawney agiscono esattamente al contrario di quanto si può immaginare perché sono tutte persone che, in un modo o nell’altro, sono o troppo in ritardo o troppo in anticipo e comunque sempre nel posto sbagliato.
La verità è che ogni sistema, se non è in grado di evolversi e adattarsi, ha in sé il germe del fallimento. Sia che si parli del sistema nobiliare, che del capitalismo, delle pulci ossessivamente studiate dalla sorella del conte Enyon o delle piante che riprendono possesso di Trelawney, ciascuno deve imparare a evolversi.
E questa è stata la grande verità che ho fatto mia attraverso questa storia: pur essendo immobili, hanno vita, respirano e raccontano. Le case si adattano e ci parlano. Bisogna guardarle, capirle, viverle ma a volte abbandonarle o modificarle. “Occorrono forza di volontà e fiducia in se stessi per tagliare il cordone ombelicale e iniziare una nuova storia. Molti praticano la filopatria natale …e non riescono ad immaginare una vita diversa“.
E da agente immobiliare ve lo dico anche io: “Sono le persone a essere davvero importanti, non i luoghi“.

Hannah Rothschild è una scrittrice e regista.
Il suo primo romanzo, The Improbability of Love, ha vinto il Bollinger Everyman Wodehouse Prize per il miglior romanzo comico ed è entrato nella graduatoria finale per il Baileys Women’s Prize for Fiction.
Scrive per periodici e quotidiani, inclusi The Times, New York Times, Vogue, Bazaar e Vanity Fair.
È vicepresidente dell’Hay Literary Festival, fiduciaria della Tate Gallery e prima donna presidente della National Gallery di Londra. Vive a Londra.
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