Horrorstör

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Questo libro è geniale punto.


Vorrei chiudere qui la recensione, secondo me è sufficiente e particolarmente incisiva, a prova di quelli che scrollano o al secondo rigo hanno già la bolla al naso, ma poi mi toccherebbe discutere con Pierpaolo e Marcello del marketing che ci tengono a “sta cosa del testo lungo così viene indicizzato il sito…bla bla bla🤣”
Vabbè. Due parole due.


Il romanzo si divide in due parti: quella iniziale che è spiritosa, moderna un po’ amara ma ironica, mentre la seconda parte fa paura, paurissima.


Così va bene?


D’accordo procedo.


Se Horrorstör fosse un film sarebbe uno di quegli horror che mi sono sempre rifiutata di vedere: La bambola assassina, la Casa oppure Nightmare (di cui, per la cronaca, forse nei primi anni ‘90 ho visto l’episodio in 3D, rigorosamente senza occhialini, con un occhio chiuso e l’altro pure, tra una marea di amici che non facevano altro che ridere, quindi direi che non vale!).


Parlo di quei film di cui sei perfettamente consapevole essere palesemente finti: tutti effetti speciali, musiche da brivido e colpi di scena, ma allora perché mi fanno così paura?


È colpa di Ikea! Non scherzo!


Non c’è niente da fare, non esiste luogo al mondo più pauroso di un grande magazzino, un enorme centro commerciale tipo Ikea che di giorno è una mini città perfettamente funzionante, tutto lustrini e slogan motivazionali: “un enorme cuore che pompava il sangue di 318 collaboratori – 228 full time, 90 part time – attraverso i suoi ventricoli, in un flusso circolare senza fine mentre di notte diventa un labirinto infernale…” brrr

Sorvolo su cosa accade quando salterà la luce…Comunque, l’ho trovato super.


L’autore si è anche inventato un intero catalogo di mobili con nomi dal sapore svedese con cui apre ciascun capitolo del romanzo e che nella seconda parte del libro diventano strumenti di tortura.


Alla fine, posso dire che mi conforta sapere di non essere l’unica che soffre l’acquisto nei grandi magazzini. Tutto è posizionato secondo regole scientifiche, in base a teorie di marketing, per indurre il Transfer di Gruen: un senso di confusione e angoscia geografica che provoca un assoluto disorientamento.


Io subivo lo stesso straniamento quando andavo a comprare i jeans usati a via Sannio (e figuriamoci se i tipi delle bancarelle sapessero qualcosa di straniamento e disorientamento!). Solo con gli anni ho imparato a usare la tecnica del “vai e prendi” quello che ti serve.

È molto semplice, bisogna avere le idee chiare, mai girovagare senza meta, ti troveresti con una manciata di accendini e un paio di presine (che non c’avevano il resto!). A quel punto bisogna raggiungere la bancarella. Ravana il giusto e prendi solo se ti piace. Bisogna essere rapidi e chirurgici. A quel punto si può trattare sul prezzo, ma senza trattenersi troppo altrimenti si rischia di essere risucchiati nel vortice!


Un libro per tipi coi peli sullo stomaco!

Grady Hendrix è scrittore, giornalista, sceneggiatore e uno dei fondatori del New York Asian Film Festival.

Ha lavorato per “Slate”, “The Village Voice”, “Time Out New York”, “Playboy” e “Variety”.

Ha scritto della bandiera confederata per “Playboy”, ha seguito delle convenzioni di collezionisti di mitragliatrici, ha creato programmi per la televisione cinese, ha steso la sceneggiatura di Satanic Panic su una donna che consegna pizze a domicilio alle prese con ricchi satanisti. È l’autore di diversi romanzi di grande successo negli USA, tra i quali Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe (Mondadori Strade blu, 2020).
Horrorstör è stato segnalato come uno dei migliori libri del 2014 da National Public Radio.

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