I leoni di Sicilia

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Sono molto emozionata perché sto per recensire per la prima volta un libro che tratta uno dei miei temi preferiti, le saghe familiari! Inoltre…sorpresa!!! Non sarà una vera e propria recensione bensì un viaggio virtuale “in tutti i laghi e tutti i luoghi”!

Il punto di vista delle Casivendole è sempre legato alle dimore che diventano protagoniste, anche loro malgrado, dei libri che leggiamo e in questo caso li visiteremo insieme perché esistono davvero!

La saga dei Florio è una storia ricca, incredibile, della famiglia che per oltre un secolo ha influenzato la storia di Palermo e della Sicilia. I luoghi e le ville sontuose descritte nel libro sono in gran parte visitabili seppure oggi abbiano funzioni diverse rispetto a quelle originarie, oppure siano tristemente lasciate in uno stato di abbandono.

Tutto inizia nella città di Palermo, nelle sue strade, dentro il negozio di spezie (l’aromateria) in cui due fratelli hanno iniziato a realizzare il loro sogno.

Stefania Auci ti porta lì, a sentire l’odore delle spezie, della cannella, dei chiodi di garofano insieme al fetore della casa piena di umidità e muffa, mischiata all’odore della legna bruciata. Ogni odore e rumore è legato ad una stanza, al magazzino, alle case che vengono acquistate man mano che il successo dei Florio aumenta. Le descrizioni da sogno delle tonnare, imponenti, con il mare e il profumo del sale, ma anche inquietanti nel momento in cui si avvertiva l’odore del sangue e di quel che rimaneva dei pesci, andato a male.

Palermo accoglie i Florio ma non li ha mai accettati perché “stranieri”; la Palermo aristocratica li considera “putiàri” fino alla fine, perché è il sangue che fa la differenza. Ma con determinazione hanno perseverato, imponendosi anche nella vita artistica della Sicilia, dando il via ad un nuovo linguaggio architettonico, denominato poi “stile liberty o floreale”.

Sono andata a cercare i luoghi più significativi della vita e dell’attività dei Florio a descritti nel libro a partire dalla ex-drogheria Florio, in via Materassai. È in questo semplice edificio che ebbe inizio la fortuna imprenditoriale della dinastia e che oggi ospita alcuni uffici e persino un locale notturno. Ho trovato la Tessoria del Pegno, antica filanda di cotone, situata in via Angiò; bella ed elegante palazzina a due piani, con un ampio giardino interno che oggi ospita l’Istituto dei Ciechi “Florio”, voluto da Ignazio stesso.

Se andrete a Palermo, fermatevi anche a Piazza Principe di Camporeale, dove sono il Villino Florio e la Residenza della famiglia, due splendidi edifici che ho visto senza avere idea di cosa fossero! Il primo, fu realizzato su progetto dell’architetto Ernesto Basile nel 1900 in stile neo-gotico. È oggi di proprietà della Regione Siciliana, ma, essendo in attesa di interventi di restauro, non è visitabile. Vale la pena, comunque, osservarne l’esterno, con la sua struttura articolata e medievaleggiante che lo rende un immobile unico nel suo genere. La ex-residenza dei Florio è elegante ma sobria e racchiude al suo interno degli splendidi ambienti con decorazioni pittoriche e in stucco di pregevole qualità. Situata in piazza Sacro Cuore, è oggi la sede dell’Ordine degli Architetti. La mia location preferita è però la casa sul mare detta dei “Quattro Pizzi”, molto fiabesca per le sue quattro torrette dove risiedettero i Florio per un breve periodo.

Concludo il tour con quello che è considerato un dono alla città: il Grand Hotel Villa Igiea all’Acquasanta, capolavoro di Ernesto Basile con un salone decorato con raffinati affreschi di Ettore De Maria Bergler. Era stato costruito come sanatorio di lusso per i malati di tubercolosi ed è oggi uno dei più eleganti alberghi della città.

Vi invito alla lettura de I leoni di Sicilia e vi saluto con la descrizione di un luogo unico nel suo genere: “Allora viene calata la tonnara. Perché la tonnara non è solo un edificio, il marfaraggio.  La tonnara è un rito. La tonnara è un luogo in cui famiglie intere hanno vissuto per centinaia di anni: gli uomini sul mare, le donne negli stabilimenti

Stefania Auci, dopo aver frequentato il liceo classico Ximenes a Trapani, e la laurea in giurisprudenza a Palermo, ha iniziato a lavorare in uno studio legale prima di dedicarsi all’insegnamento. Sin dai tempi dell’università si è dilettata nello scrivere fino alla pubblicazione del suo primo romanzo, Florence, nel 2015. Due anni dopo è seguito il saggio La cattiva scuola scritto con Francesca Maccani.

Il successo è giunto con la pubblicazione nel 2019 de I leoni di Sicilia, i cui diritti erano stati venduti, ancora prima di essere nelle librerie italiane, negli Stati Uniti d’America, in Germania, Francia, Paesi Bassi e Spagna. In Italia è stato pubblicato dall’Editrice Nord e ha vinto il Premio Nazionale Rhegium Julii nella categoria narrativa.

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