Devo avvertire la mia amica Chiara che ho trovato un thriller col lieto fine.
Chiara…puoi leggere La casa delle voci: finisce bene! 😂
A dirla tutta, è traumatico per tutte le 300 e rotte pagine ma alla fine, in mezzo al caos e alla devastazione, si può scorgere uno spiraglio di luce, il filo conduttore che ti fa dire: “finalmente ho capito perché!” e dopotutto ti placa il cuore.
Già in precedenza mi ero vantata, essendomi abbeverata avidamente e per anni alla sorgente dell’astuzia di Jessica Fletcher, di riconoscere al primo abbozzo di un personaggio i tratti del colpevole. Qui sono stata raggirata, l’autore scopre piano piano con ritmo e astuzia i tasselli della vicenda nascondendo tutto dietro una massiccia dose di angoscia.

L’intero romanzo si svolge nel centro storico di Firenze e all’interno delle case abbandonate che riemergono dalla memoria della protagonista durante le sedute di ipnosi. Sono case disabitate: un casale in pietra nella campagna maremmana, una piccola fattoria accanto al fiume, una chiesa diroccata nella boscaglia, insomma ovunque Hanna e i suoi genitori trovano rifugio fuggendo dagli estranei.
“Il fatto è che non abitiamo mai abbastanza nello stesso luogo per sentirlo veramente nostro. Ci spostiamo in continuazione.”
Ad ogni spostamento, dopo aver scelto tra l’altro dei nomi sempre differenti (nuova casa, nuova vita, nuovi nomi), Hanna (si chiama così la protagonista) e i suoi genitori eseguivano il rito della purificazione correndo per le stanze e urlando i loro nuovi nomi. Ecco perché ogni nuova casa era La casa delle voci.
Catturati dallo stato di tremenda angoscia che monta fin dal primo capitolo, nel leggere il romanzo si procede con affanno seguendo il forte il desiderio di ricerca della verità, estenuante fino alla fine quando l’ultimo indizio andrà al suo posto sarà tutto più chiaro, in modo definitivo.
Io non so se è vero che le case ricordano le voci di chi vi ha abitato, le custodiscono.
Però alla fine dei conti mi piace pensare che ognuno di noi proverà a vivere la migliore vita possibile e che le pareti della propria casa ne saranno testimoni a volte inanimate a volte sospirando, come in questo libro.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma.
Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento.
È regista oltre che sceneggiatore di serie televisive e per il cinema.
È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente- Il maestro delle ombre, l’uomo del labirinto– da cui ha tratto il film omonimo – e Il gioco del suggeritore.
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