La signora nel furgone

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Dopo mesi trascorsi a leggere di case, castelli, condomini, capanne e rifugi vari, ecco finalmente una botta di originalità!

La storia vera di una senzatetto. Anzi, mi correggo, un tetto lo aveva ed era quello di un disastrato furgone. 

La protagonista, eccentrica e bisbetica signora di circa 60 anni, piomba col suo furgone nella via dove abita l’autore, Alan Bennet e, per tutta una serie di circostanze, finisce dopo un po’ di tempo con il parcheggiarlo nel vialetto del giardino della sua casa e per 15 anni vivrà lì. 

Un rapporto che non è amicizia e non è inquadrabile in alcun modo, descritto con brevi aneddoti in stile diario che lasciano trasparire comunque dell’affetto e del rispetto reciproco sepolti da un asciutto humour britannico. 

La questione che più colpisce noi “civilizzati” durante la lettura è senz’altro quella igienica. Il fetore che emana la signora Shepherd e la quantità di immondizia accumulata nel furgone sono indimenticabili. Tra l’altro, molta di questa immondizia viene anche tirata con nonchalance nel giardino attraverso le finestrelle del furgone, obbligando Bennet ad infilarsi guanti di plastica e pulire.

Questa straordinaria storia di inclusione sociale è diventata anche un noto film, “The Lady in the van” dove si vede la bravissima attrice Maggie Smith nella mia scena preferita, che dipinge di giallo il suo amato furgone, ottenendo un risultato orripilante: “tutti i suoi veicoli sembravano impiastrati di uova strapazzate o di crema pasticcera grumosa. Eppure, la pittura dei furgoni era una delle poche circostanze in cui la si vedeva veramente felice“. 

Non vi svelerò cosa nasconde Mrs Shepherd perché è meglio che leggiate il libro, ma sappiate solo che a seguito di un brutto evento divenne una senza fissa dimora che peregrinava senza meta e si trasformò in una “vagabonda stanziale” solo quando Bennet le tese la mano. 

Ora ho capito meglio quanto il concetto di “casa” sia estremamente personale.

C’è chi piange per la vendita dell’abitazione della nonna, chi trasloca ogni sei mesi con indifferenza, chi ama lo stile minimal e chi senza una tonnellata di ninnoli non si sente a suo agio.

Ma un furgone può essere una casa?

La signora S. era convinta che: “Era una casa a tutti gli effetti, la posizionava su un gradino più alto della scala sociale rispetto a un semplice senzatetto, poiché di fatto non lo era; e poco importava se lo era diventata contravvenendo a qualsiasi regola di buona igiene, normalità e formale decoro“.

Quindi, nonostante il mio pregiudizio iniziale, la risposta sembra essere proprio sì, se ci si riesce a vivere, dormire, sognare e se, grazie ad un indirizzo stabile nel giardino di qualcun altro, si può addirittura ricevere un sussidio dai servizi sociali!

Alan Bennett è nato a Leeds, nello Yorkshire, il 9 maggio 1934.

A Cambridge, Bennett comincia a scrivere sketch insieme a Michael Frayn. Poi si diploma, e gli ci vogliono due anni per decidere di non diventare pastore della chiesa anglicana.

Nel 1965, dopo una fortunatissima serie di spettacoli insieme alla rivista «Beyond the Fringe», viene ingaggiato dalla BBC come attore.

Nel 1992 la BBC ha trasmesso la prima serie dei suoi lavori forse più acclamati.

La seconda serie è andata in onda, con crescente successo, nel 1998. Tra gli altri suoi libri ricordiamo: Una vita come le altre, L’imbarazzo della scelta, Due storie sporche.
I suoi libri sono pubblicati da Adelphi.

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