L’ultimo ospite

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Sarà per la collocazione, il più delle volte defilata rispetto ai centri abitati, per le recinzioni robuste che proteggono ma allo stesso tempo nascondono e, suppongo, sarà anche per l’architettura austera, ma troppo spesso le ville antiche con parco alberato hanno un fascino…inquietante.

Attenzione qui non si parla di una villa fatiscente piena di ragnatele la sera di Halloween, macchè, questa non è una storia di fantasmi!


È la storia di una villa, del suo giardino e di cosa ha nascosto per anni.

Olimpia d’Arsa è il nome della protagonista. Fin dal cancello racconta la grandezza dei Grisenti di Pontevero, una ricca famiglia della provincia ravennate.


Con qualche accenno liberty e uno stato di conservazione prossimo alla rovina, la villa si sviluppa su un paio di piani fuori terra con torretta in cima e un piano seminterrato. La dependance con la rimessa degli attrezzi sono a pochi passi dall’ingresso principale incorniciato dal portico, il tutto circondato da un parco a bosco senza piscina, quella c’era ma era stata interrata perché era un spreco di soldi.


La villa consiste nell’eredità della ricca novantenne Adalgisa Grisenti. Quando i nipoti ne dispongono i sigilli, il notaio Flavio d’Aragona e la sua improbabile segretaria sono costretti ad entrarci per realizzarne l’inventario completo.


Quindi ricapitolando: un uomo elegante e sensibile ma prossimo al disincanto, una donna decisamente in sovrappeso con problemi di voci nella testa e un ingombrante cane sordo e pure un po’ cieco, rovisteranno nella vita della vecchia Adalgisa e nelle sue stanze. Apriranno i mille stipetti nascosti nei muri, ne appunteranno il contenuto per completare l’inventario.


Fin qui tutto liscio.


Alla ricetta bisogna aggiungere: un incipiente clima autunnale che male si combina con un impianto elettrico schizofrenico, mettici pure che il mal assortito trio non può uscirne prima di aver completato il lavoro e, quasi dimenticavo, ovviamente una copertura telefonica che neanche su un’isola deserta.

Anche se con il nostro lavoro ci capita spesso di entrare in case abitate e di farci un’idea dei proprietari in base a quello che vediamo, qui bisogna scavare a fondo e andare oltre le apparenze. Si svolge un gioco sottile tra cosa la casa racconta e cosa nasconde.


Ecco che tra colpi di scena e ricerche affannate, la villa svelerà i suoi nascondigli, d’altronde “la casa nasconde ma non ruba“.

Paola Barbato, classe 1971, è milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e tre cani.

Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, tra cui Dylan Dog, ha pubblicato Bilico, Mani nude (vincitore del Premio Scerbanenco), Il filo rosso, Non ti faccio niente.

Con Io so chi sei e Zoo ha iniziato la trilogia che termina con Vengo a prenderti, un unico straordinario finale delle due storie parallele.

Ha scritto e co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction Nel nome del male, con Fabrizio Bentivoglio.

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