Si vive bene in campagna, la natura è rigogliosa, gli animali girano liberi e si apprezzano i momenti più belli della giornata: l’alba e il tramonto, magari (quest’ultimo) con un bicchiere di vino.
Benvenuti a La Novena!
Negli anni ho sviluppato una amichevole antipatia per la produzione artistica latino americana: pittura, letteratura anche la musica (il reggaeton è sudamericano no!?!? Vabbè allora vogliamo parlare degli Intillimani?).
Salvo solo i Maya, gli Incas e gli Aztechi, i tessuti peruviani e il tango (a piccole dosi quest’ultimo).
Mi sono convinta che i centro/sudamericani, eredi dei conquistadores, abbiano questa modalità prevedibile, iper-realistica, basata su una figuratività elementare che racconta gli eventi (anche quelli più devastanti e violenti) in una maniera che non posso farci nulla, mi disturba.
Marcela Serrano non si discosta da questa modalità.
Racconta la storia di un giovane rivoluzionario mandato al confino in un’hacienda a diverse ore di macchina da Santiago del Cile. Qui prenderà posto in una baracca di lamiera dove però non rimarrà a lungo perché la padrona dell’azienda lo prenderà sotto la sua ala protettrice e accogliendolo in un ambiente colto e familiare, gli aprirà la
mente e il cuore sulle lotte di classe e sui divari nella società moderna che non sono peggiori dei drammi (a cui lei è molto legata) degli inizi del ‘900 nell’Inghilterra della seconda rivoluzione industriale.
Il contesto è La Novena (da cui il titolo in lingua originale del romanzo) una rigogliosa residenza di campagna con il cancello celeste e i cespugli di camelie e i gelsomini che sia arrampicano sulle pareti, tappezzata dalle coltivazioni di alberi di avocado e arance.

Qui Amelia, una solida vedova di buona famiglia, gestisce la fattoria eredità della madre (Amelia anche lei), che l’aveva avuta dalla nonna e ancor prima dalla bisnonna (tutte Amelia). Cane, gatto, uno splendido cavallo bianco e il possente giardino sono la quotidianità di questa donna che alla vita mondana di Santiago, al lusso dei viaggio europei, scelse la pace della sua tenuta.
Miguel Flores inizialmente non si sente a suo agio in tutto quel confort, la sua casa paterna era molto semplice e suo padre aveva dovuto sudare per il cibo di ogni giorno.
Della madre nulla. In poco tempo i due, complici le dissertazioni sui libri, sulla vita e le giornate all’aria aperta a fare giardinaggio o a cavalcare, stringono una forte amicizia.
La Novena è il loro nido lontano da tutto e dai pericoli della vita reale. Fino a quando irromperanno le guardie che, avendo scoperto il nascondiglio delle armi dei compagni rivoluzionari, tenteranno di arrestare Miguel. Complice Amelia, Miguel riesce a fuggire in Europa dove inizierà una nuova vita.
A farne le spese sarà proprio Amelia che verrà arrestata e torturata per giorni.
Rilasciata perché ignara dei fatti, tornerà a La Novena, ma nulla sarà più come prima.
La storia è una faccenda di sentimenti laceranti: la ricerca del perdono in uno stato di senso di colpa feroce, conditi dall’immancabile aleggiare di fantasmi.
Non anticiperò nulla sull’epilogo ma sarà un omaggio alla terra d’origine, agli affetti familiari e alla vita che si vive nonostante tutto o per merito di ognuno e di ciascuna cosa (o casa?).

Marcela Serano, nata a Santiago del Cile nel 1951, è una delle voci più importanti della narrativa sudamericana. Si è diplomata in incisione e ha lavorato in diversi settori di arti visive a Roma e nel suo paese.
Attualmente dirige l’Istituto Profesional de Arte “Vicente Pérez Rosales” dell’Università di Santiago.
Con Feltrinelli ha pubblicato: Noi che ci vogliamo così bene (1996), che ha vinto in Francia il premio Còté des Femmes, Il tempo di Blanca (1998), L’albergo delle donne tristi (1999), Antigua, vita mia (2000), Nostra Signora della Solitudine (2001), Quel che c’è nel mio cuore (2002), Arrivederci piccole donne (2004), I quaderni del pianto (2007), Dieci donne (2011; “Audiolibri Emons-Feltrinelli”, 2012) e Adorata nemica mia (2013; “Audiolibri Emons-Feltrinelli”, 2014).
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