La casa dei sette ponti

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Case e vite rattoppate

La protagonista di questo racconto si prende il suo posto fin dal titolo. Si tratta di una casupola piuttosto malmessa, che appare lungo una strada tortuosa che attraversa una valle dell’appennino Tosco-emiliano, a San Marcello Pistoiese. Questa casa attira l’attenzione di un imprenditore che spesso transita in quei luoghi, perché ha il tetto ricoperto da teli colorati e due comignoli dai quali vede sempre uscire del fumo. La curiosità si fa forte dato che ad eccezione del fumo, la casa appare disabitata.

Un giorno l’uomo decide di andare a bussare e inizia per lui un’avventura che gli cambierà del tutto la vita riconciliandolo con il suo passato. C’è molto simbolismo nel racconto, mischiato con i tratti della favola moderna, e ognuno di noi può ritrovarsi nel percorso che il protagonista intraprende attraverso i sette ponti.

Questa abitazione immersa nella natura, comunica che il tepore di una casa riesce a sciogliere anche i cuori più congelati e rammendare strappi dell’anima.

Vi lascio con la mia frase preferita:

“Un viaggiatore distratto e frettoloso difficilmente ferma lo sguardo su quell’ umile casetta. Invece la sua presenza meriterebbe attenzione. È un esempio di resistenza alle avversità della vita, alla corrosione del tempo, alla povertà accettata in silenzio. Quella casa comunica l’idea del vivere appartato e fiero di qualche anima solitaria che non chiede niente a nessuno”.

L’autore

Mauro Corona è nato in provincia di Trento nel 1950, ma fin da bambino è vissuto in Friuli, a Erto, uno dei paesi colpiti nel 1963 dal disastro del Vajont. Alpinista, scultore e scrittore, ha scritto molti romanzi diventati best seller. Con “Le voci del bosco” ha vinto il premio Grinzane-Cavour 2008 e con “La fine del mondo storto” il premio Bancarella 2011.

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