Le case del malcontento

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Indeciso tra la vita di paese o di città? In questo paesino in Maremma non avresti dubbi…

A borgo Le Case si sta sulle creste di Maremma in un tempo sempre uguale da chiedersi in continuazione che anno sia. Fine ‘800, primo dopoguerra o l’altro ieri?

Qui di case ce n’è un borgo intero, piccole cellule di un organismo millenario aggrappato alla roccia ai lati di una manciata di strade: due in salita verso la Rocca, la chiesa e l’albergo, l’ultima giù verso la zona nuova che spiana fino al mare.

Un borgo che ce n’è migliaia in Italia, chi non ne ha mai vissuto uno nella propria infanzia o nei giri domenicali fuori porta? Ma a Le case non c’è niente di pittoresco, qui vince chi scappa senza guardarsi indietro.

Gli altri, quelli che non sono riusciti a staccarsi da questo sperone di Maremma, hanno finito per accontentarsi del poco che Le case ha offerto loro. Vite ruvide, gesti di una durezza e trivialità che hanno radici nel bestiario del Decamerone.

A venir su in quei vicoli non c’è da stupirsi se poi il DDL Zan non sia il tuo primo pensiero, i cromosomi del disprezzo sono spremuti direttamente da questo mucchio di case. Gli sguardi di traverso per la giovane Eleonora venuta dalla pianura che è l’espressione della sua giovane età, gli sputi a terra al passaggio di Achille l’effeminato del paese dal quale si sta lontano come se portasse malattia o sventura o ancora la commiserazione per Piera e Giuliano, i gemelli nani sordomuti, a loro non è concessa neanche una reazione, tanto sono scherzi della natura. Tutto ciò suona familiare?

Ogni storia è intrecciata con quella seguente, si accavallano e tutte rivelano, pagina dopo pagina, il proprio legame con l’inatteso ritorno di Samuele, lo strano nipote della povera Emilia, e una misteriosa scomparsa.
Nonostante tutto si trova conforto in una storia d’amore che pagina dopo pagina magicamente si rivela, nonostante il contesto inospitale.

La morale? Beh, se nasci a Le case impari ad accontentarti di poco, ma se anche quel poco non fosse per sempre? Un po’ in bilico come gli umori della montagna che ogni tanto trema, quando arriverai all’ultima pagina e ti chiederai se si è trattato di un sogno finirai anche tu a cercare questo posto su Maps. Chissà se lo troverai!

Sasha Naspini è nato a Grosseto nel 1976. E’ autore di numerosi racconti e romanzi, tra i quali ricordiamo L’ingrato (2006), I sassi (2007), Cento per cento (2009), Le nostre assenze (2012), Il gran diavolo (2014) e, per le nostre edizioni, Le Case del malcontento (2018 – Premio Città di Lugnano, Premio Città di Cave, finalista del Premio Città di Rieti; da questo romanzo è in fase di sviluppo una serie tv), Ossigeno (2019 – Premio Pinocchio Sherlock, Città di Collodi), I Cariolanti (2020).

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