Tre piani

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Phasellus malesuada neque sed pellentesque ullamcorper.

Eccomi alla prima esperienza con uno scrittore Israeliano (piccola bugia perché ho deciso di non contare le 50 pagine di Grossman che non m’è andato nè su nè giù! Giuringiurello prima o poi lo riprenderò e riuscirò a digerirlo!).
Quindi non sapevo cosa aspettarmi e Eshkol (sarà il nome?) mi ha stupita con una prosa gradevole, una trama intrigante, un approccio sorprendentemente moderno mitigato dalla consapevolezza delle proprie radici affondate in una società tradizionalista per alcuni versi chiusa.

In questo palazzo ci sono solo tre piani e una manciata di famiglie della borghesia bene.
‘Un palazzo ben abitato’ diremmo noi agenti immobiliari, invece ogni appartamento nasconde le piccole, grandi fragilità che colpiscono ogni essere umano e il sig. Nevo (il cognome?) di ritratti psicologici se ne intende. Buona lettura!

——

Nella prima periferia di Tel Aviv si trova un tranquillo quartiere borghese con piccole palazzine alternate a comodi parcheggi e giardini ordinati (un po’ come a Viterbo…il sarcasmo è ammesso?!?! 😂).
La nostra palazzina di soli tre piani, “un’isola di ottusità e conservatorismo” così la definisce l’autore, nasconde dietro una facciata di imperturbabilità le fragilità di ciascuno di noi. Tre capitoli, tre storie, ciascuna per ogni piano della palazzina.

Tutti e tre i personaggi parlano ad una terza figura in una sorta di confessione/monologo, come se fossero impegnati in una seduta al cospetto del proprio terapeuta. Il primo racconta la sua vicenda ad un amico davanti ad una bistecca in un bistrot, la seconda scrive una lettera alla compagna di studi lontana per lavoro in USA, infine, la terza registra dei messaggi diretti al marito da poco defunto su una vecchia segreteria telefonica a nastro.

Ho letto qua e là che la struttura rispecchia la ripartizione anzi la tripartizione della personalità umana secondo i principi freudiani: Es, Io e Super-Io.
L’es (nel libro Arnon, primo piano) racconta i nostri impulsi più oscuri, infatti guidato dagli istinti e delle pulsioni più potenti, Arnon si troverà irrimediabilmente e continuamente in situazioni a dir poco scomode.

L’Io è Hani che abita al secondo piano con due figli piccoli e un marito sempre assente. Chiusa in se stessa e travolta dalla routine di una vita figlio/centrica, Hani si sente prigioniera. Nel corso del racconto dovrà fare i conti con i suoi fantasmi finché qualcuno busserà alla sua porta.

Dvora, infine, abita il terzo piano e incarna il super-io. Ex giudice in pensione si confronta con il suo alter ego nonchè defunto marito, l’irreprensibile e stimato giudice della corte suprema, verso il quale nutre una evidente soggezione e un non irrilevante carico di rabbia. Dvora allora rompe gli schemi, non è più costretta a fare ciò che il marito e il suo ruolo le imponevano. Venderà la casa al terzo piano per comprarne un’altra da condividere con i giovani che hanno voglia di impegnarsi nel sociale e nella ricostruzione del paese. Nel frattempo cercherà di riallacciare il legame con l’amato figlio verso il quale aveva sempre usato il registro del giudizio, mai quello dell’amore materno.

Le tre storie, apparentemente slegate, si intrecciano grazie a Dvora che è l’unica dei tre a spostarsi all’interno dell’edificio, a spuntare ogni tanto nelle vite degli altri quando la si vede affacciarsi dal balcone, una presenza di controllo, una sentinella. Eppure è la figura più complessa di tutte. Nella ricerca di sé, della propria identità individuale e sociale, Dvora supera le proprie angosce, si libera dei costrutti e finalmente trova un compimento. Non il lieto fine, ma il suo.

Comunque mai come in questo romanzo si può chiosare dicendo che la casa è il luogo in cui faticosamente definiamo la nostra identità ma è nel rapporto con gli altri che inevitabilmente riconosciamo le nostre cicatrici. ‘Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare nel buio, nell’atrio, in cerca di un pulsante della luce’.

Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971.

Dopo un’infanzia trascorsa tra Israele e gli Stati Uniti ha completato gli studi a Tel Aviv e intrapreso una carriera di pubblicitario, abbandonata in seguito per dedicarsi alla letteratura. Oggi insegna scrittura creativa in numerose istituzioni.

Oltre a Nostalgia (2014), in classifica per oltre sessanta settimane e vincitore nel 2005 del premio della Book Publishers’Association e nel 2008 a Parigi del FFI-Raymond Wallier Prize, per Neri Pozza ha pubblicato: La simmetria dei desideri (2010), Neuland (2012) e Soli e perduti (2015).

Puoi acquistarlo OnLine: clicca qui