Villa Metaphora

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Per la seconda volta vi parlo di un libro di Andrea De Carlo. È un autore che amo molto e che ho “visto” crescere nel tempo. Affrontare questo mattone di 920 pagine non mi aveva preoccupato dato che avevo fiducia in lui e devo dire che ne è valsa la pena nonostante le recensioni siano state diametralmente opposte da parte dei lettori. Ci sono coloro che reputano la storia ridicola per il suo irrealismo e la lentezza dell’azione e gli altri che ne osannano la genialità e la capacità di scavare nei personaggi. Considero De Carlo un maestro dell’inventiva e della narrazione, la maniera con cui vengono descritti luoghi e personaggi è stupefacente. Villa Metaphora è un libro che contiene anche provocazioni e spunti di riflessioni sulla società moderna. La ricerca dell’autore ha prodotto un libro poliglotta, erudito, che alterna frasi in 7 o 8 lingue compreso un dialetto inventato, il “tarese”. Tutto questo può appesantire la lettura ma a me non ha dato problemi di scorrevolezza. Non avrei sopportato lo sforzo fisico che ho sostenuto per tenere in mano il pesante tomo se non fosse stato avvincente!

La trama in breve è questa: Villa Metaphora, è un relais esclusivo raggiungibile solo dal mare, costruito su una piccola isola vulcanica del mediterraneo. La vicenda coinvolge quattordici ospiti ricchi e famosi che non si conoscono e che fuggono dalle pressioni del mondo. Il lettore affronta quindi quattordici punti di vista diversi e quattordici stili diversi.

L’ambientazione è fondamentale per la storia, sia perché agisce da “incubatore”, sia perché è descritta talmente bene che il lettore è portato a credere esista davvero.

Il nucleo originario dell’hotel è costituito dalla villa di un barone che innamoratosi della costa così selvaggia e disabitata decise di costruirvi una residenza, ove “rifugiarsi nell’inaccessibile per contemplare l’irraggiungibile”. Le difficoltà di costruire in un luogo così remoto ebbero l’effetto di allungare a dismisura i tempi della realizzazione. Dopo la morte del barone la villa rimase abbandonata per decenni, finché venne acquistata dall’architetto milanese Gianluca Perusato, vincitore di prestigiosi premi internazionali. Il momento dell’innamoramento è descritto così:

<<Poi in quel luglio infuocato del 2005 gli era capitato di osservare dal mare Villa Metaphora, e benché versasse in uno stato di penoso abbandono, se ne era innamorato a prima vista, come potrebbe succedere con una donna difficile dalle qualità straordinarie. È così che è nata la faccenda: un sentimento che diventa un’idea che diventa un dato di fatto che si concatena ad altri dati di fatto, diventando più complicato e pesante a ogni passaggio…IL BARONE DIEDE ALLA RESIDENZA IL NOME DI VILLA METAPHORA, CONSIDERANDOLA UN’ALLEGORIA DEL CONTINUO ALLONTANARSI DELL’OGGETTO DI OGNI DESIDERIO…>>

Grazie al lavoro di restauro la villa con le sue sette panoramiche terrazze diventa un resort di altissima qualità, dotato di tutti i comfort più avanzati e all’avanguardia in termini di eco-compatibilità e accessibile solo a clienti molto ricchi.

L’unico punto debole è il finale, tutto è aperto a supposizioni, che fine faranno i personaggi? Caro Andrea De Carlo, ti hanno tolto la penna dalla mano e non hai potuto concludere? Eh no, per la miseria, io detesto i finali aperti, pure nei film! Questo proprio non lo dovevi fare!

Scrittore italiano. Ha viaggiato molto: parte per gli Stati Uniti, abitando a Boston, New York, Santa Barbara e Los Angeles, dove insegna italiano e fa altri lavori che racconterà nel suo primo romanzo.

Successivamente si stabilisce in Australia lungo le tappe descritte in Due di due: Sydney, Melbourne e il Queensland. A questo periodo risale la stesura di due romanzi che De Carlo non pubblica, perché li considera “esercizi di ricerca e formazione”. Torna in Italia, dove vive a Milano e Roma. Nel 1981 l’editore Einaudi pubblica Treno di panna, già scritto in inglese con il titolo Cream Train. Italo Calvino ne cura la quarta di copertina e diventerà anni più tardi un film diretto da De Carlo (il protagonista è Sergio Rubini), la cui trama riporta solo qualche somiglianza con il libro.

Tra i suoi libri: Uto, Pura vita, Durante, Di noi tre, Arcodamore. Nel 2018 ha pubblicato con La Nave di Teseo Una di Luna.

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