Vecchie Conoscenze

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Antonio Manzini non lo sa ma ha salvato la mia estate.

Sarai d’accordo con me che non c’è niente di peggio che comprare un libro, pregustandone la lettura tra la penombra dell’ombrellone e il riverbero del bagnasciuga, e trovarlo insignificante, elementare a tratti irritante (qui la mia recensione).

E allora ho dovuto giocarmi il jolly e l’ultima avventura di Rocco Schiavone, la decima, sempre targata Sellerio e sfornata un paio di mesi fa, è stato il mio salvagente.


Chissà se il casale di Soriano nel Cimino che Manzini ha comprato grazie a noi alla fine del 2015 è stato di qualche ispirazione per le indagini di Rocco Schiavone.

Il giardino, la veranda, l’aria buona del paesino viterbese avranno contribuito a stimolare la fantasia dell’autore? Forse nella tessitura della trama, oppure nella caratterizzazione dei personaggi, certo è che a quella data il profilo del vicequestore era già più che delineato. In più di lì a poco con la prima puntata della serie televisiva, Rocco Schiavone avrebbe preso il volto del romanissimo Marco Giallini, un’accoppiata vincente. Adesso sfido chiunque a leggere i dialoghi del vicequestore e non sentire la voce dell’attore!

In Vecchie conoscenze, ormai esiliato ad Aosta, il vicequestore si trova alle prese con l’ennesimo omicidio: una luminare di storia dell’arte, specialista di Leonardo da Vinci, viene trovata senza vita riversa sul tappeto del soggiorno di casa.
L’appartamento si trova in un piccolo palazzetto liberty piuttosto malmesso nel centro di Aosta, ogni parete è piena di libri ce ne sono anche lungo i corridoio, in cucina e altri appoggiati a terra nella stanza degli ospiti.

Fin dai primi capitoli appare chiaro quanto le case assomiglino ai loro inquilini (o è vero il contrario?🤔) così, nel pieno delle indagini, finiamo prima in casa della signora Rebecca e di suo figlio Dario: “L’appartamento era l’opposto di casa Martinet. Non c’era un libro, un grande televisore dominava incontrastato la stanza, un divano grigio piazzato davanti; era ordinata, riluceva come uno specchio“.

Una casa ordinaria, materna e familiare. Dopodiché conosceremo gli altri vicini: “Era evidente che i Sibetti avevano montato i mobili da soli seguendo le istruzioni, la casa sembrava un padiglione del negozio svedese, mancavano i cartellini coi prezzi su credenze e tavolini“. Un mobilio economico, essenziale e prevedibile, proprio come i suoi inquilini.

Invece casa Fumagalli, il medico legale, è accogliente e: “Il salone sembrava quello di un club di polo. Librerie dappertutto, stampe antiche di cavalli e mobili inglesi. Un solo divano nero, lungo, Chesterfield, prendeva la parete accanto alla finestra“. Tutto l’opposto dell’appartamento di Schiavone: spoglio e triste come il suo frigorifero che, benché “era ancora pieno, grazie all’ultima spesa fatta da Cecilia, sarebbe durato qualche giorno, poi il processo di desertificazione avrebbe ricominciato il suo cammino inesorabile lasciando un paio di limoni e una confezione di burro scaduto“.

Ecco, al pari del suo appartamento, Schiavone è un personaggio maledetto: continuamente in cerca e allo stesso tempo in perenne fuga dall’amore. Costretto ad entrare nella vita degli altri per motivi di lavoro, finisce sempre per rimanere solo. Il distacco fa parte della sua vita e, senza spoilerare i dettagli, in questo romanzo uno dei pochi punti fermi della sua vita, oltre Lupa e al ricordo di sua moglie, lo abbandonerà.


Da leggere tutto d’un fiato e stare alleprati in attesa che arrivi prima possibile il seguito!

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore.

Tra i suoi primi romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti (del 2007, ripubblicato da Sellerio nel 2017).

La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019) e Ah l’amore l’amore (2020).

Altri libri pubblicati da questa casa editrice Sull’orlo del precipizio (2015), Ogni riferimento è puramente casuale (2019) e il romanzo Gli ultimi giorni di quiete (2020).

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